In esplorazione

Equidistante
Dai giorni neri e dal sole a picco.
Sospesa.
Tra un passo ed un altro.
Salda nell’impronta appena lasciata, incerta nel frammento d’aria davanti a me.
Si può vivere così,
Rimpiangendo una felicità esaurita,
O in esplorazione di tutti i fili che tireranno i miei sorrisi

Piedi

Vaga
Senza sponde
A volte mi tocco un braccio, per sentire se la mia pelle mi restituisce certezza o se è cambiata anche lei, nel rapido giro di una notte.
È cambiata, manco a dirlo.
Cerco occhi in cui piantare i miei e ne ho qualche manciata, per enunciare proclami di solidità.
Di friabili rocce si compone il mio cammino, e non esiste scarpa che aggrappi al terreno piedi cosi affamati di strada, e così mendicanti di riposo.

Un mese

Per i miei donatori, a un mese dal retrapianto
Per ogni vita inciampata ed evaporata, per ogni volta aspettata e pregata, per te, che non te lo aspettavi, e hai lasciato la scena più bella, sul più bello.


Per me, che non me lo aspettavo nemmeno io e per entrambi, per tutti i morti che abbiamo avuto negli occhi nelle ultime settimane


Per il tuo respiro infinito che non mi era mai stato permesso
Per la mia pena, per il vuoto nero e senza fine che ne è il prezzo.
Per chi ha deciso che un tuo pezzo di carne si rivolgesse in vita e per tutti noi, dannati ad amare questa vita


Grazie
Per ogni dolore immolato a noi stessi, per ogni fatica e scoramento, miei donatori, sarete in ogni muscolo, in ogni speranza


Per ogni vostro amato io sopporto ogni indicibile supplizio, che arrivi ai loro cuori come miele profumato e che le nostre mani si intreccino nel vento, ogni volta che lo sentiremo necessario

Rinascere, ancora

Dove credi di andare?


Qualcuno deve avermi detto così, quel benedetto 15 marzo, riacciuffandomi per i capelli, quando tutti pensavamo che
Quando, stremata da 2 mesi immobile in un letto di pneumologia del policlinico di Milano, completamente sola e attaccata all’ossigeno ad alti flussi, il dottore è entrato e mi ha detto : ci sono due polmoni in osservazione.


Non credo nemmeno di avere avuto una reazione, persa nella mia bolla di disperata sopravvivenza.
Una bolla in cui ero dispersa.
La V, la A , la L, la mia stessa essenza stava scomparendo, mentre tutto il meraviglioso team di pneumologi mi stava tenendo in vita.


È difficile usare termini così ingrati come dolore e sofferenza quando ho ricevuto solamente amore e vita.
Sono entrata alle 7 e sono uscita alle 2 del mattino successivo grazie alla meravigliosa equipe del prof.Nosotti e del prof Lorenzo Rosso , che mi hanno restituito alla vita per la seconda volta.


E se tutta questa immane, insormontabile fatica, se tutto questo dolore crudo mi avranno regalato un altro giorno qui, ne sarà valsa la pena, anche se ogni giorno mi sono chiesta perché proprio a me questa meravigliosa svolta della vita?
Ringrazio per ogni pensiero, preghiera, emozione che mi avete fatto arrivare.


Ora c’è solo lavoro per ricostruire ogni singolo muscolo del corpo che è un monolite rinsecchito ma ho un respiro troppo grande, non riesco nemmeno a finirlo, esattamente come la gratitudine verso la vita, e chi ne fa parte

Ciao, tu

Ciao
È un po ‘ che ti evito, in un misto di imbarazzo e senso di colpa, immotivato lo so, me lo ripetono fior di dottori e anche, in fondo, la mia coscienza che ogni tanto prende il microfono e fa un gorgheggio ma insomma..non è andata proprio come avessimo sperato.


Eravamo partiti alla grande, poi un grande inciampo, affrontato e superato insieme, e poi cose incredibili inventate e messe in pratica, soprattutto, io e te.


Tu dicevi che ero pazza io, io dicevo che era perché secondo me eri troppo giovane e sportivo e ho fatto tutte quelle cose da 20enni che insomma, a 44 e passa anni mi facevano sentire molto figa, altro che le influencer che alla mia età si sentono di combattere il patriarcato perché si fanno la blefaroplastica.


Però mi sento un pochino come quando si fa un incidente e la colpa sia tutta mia perché mi sono distratta e in effetti guidavo io, non c’è dubbio
Tu te ne stavi addormentato nel mio torace.

Ogni tanto ti svegliavi e mettevi un po’ di musica ( e finché erano gli hot chili o i blink182 ok, ma quando ho iniziato ad ascoltare ghali o blanco era evidente che la radio la gestivi tu).
Insomma ci dovremmo separare .
Comunque.


Io non so stare sola, quello è evidente e onestamente spero di vivere ancora. Sì, anche per te.
E quello che si dice in questi casi ed è banale è più che mai autentico: non ti dimenticherò mai.
Ho sempre parlato poco di te, pubblicamente.
Perché ho immaginato che la tua famiglia mi conoscesse e l’ho fatto per rispetto. Mi sembrava che ogni sillaba fosse troppo sporca, troppo inquinata o troppo stridente per il bianco sfolgorante che sei. Anche ora, si che letteralmente non respiro. Più.


Ma ogni giorno sei stato con me, amato, protetto, difeso, caro donatore.
Da tutto, persino da una pandemia.
Ci sarà sempre un fiore per te finché avrò il mio altare della gratitudine.
Ora è un momento talmente difficile da non riuscire a raccontarlo, per quello faccio due cose: la scema, nei pochi istanti in cui è concesso, e la sperante.


Possiamo ancora farlo insieme, se ti va.
In ogni caso, grazie per ogni cielo, montagna, passo, risata, follia, amore, speranza.
Sei vissuto oltre la vita, e avevi ragione perché “è così bella anche quando è brutta” che non la voglio lasciare nemmeno io.