A Pasqua

Non conto più le feste, le ricorrenze, le occasioni speciali che ho passato da sola in ospedale
Ma questa Pasqua è diversa.
Dimissibile, ma ostaggio di una febbricola che arriva e se ne va da sola, ascrivibile a nulla.
Qui, nel reparto in cui approdai a gennaio in tutt’altra condizione.
Saranno giornate di esercizi per il recupero muscolare, per imparare ancora e ancora la pazienza, la lentezza, e per gioire sinceramente di chi si gode il sole.
Se guardo a una manciata di settimane fa sarebbe stato impensabile stare così
Se penso alle famiglie dei miei donatori immagino una macchina speciale, una di quelle di ritorno al futuro, che trasmuti la mia fatica in sosta dal dolore, per loro.
Sono felice.
Non mi servono uova o buon cibo, ho tutto, là fuori, ho l’essenza delle persone che hanno scelto di avere a che fare con una ceffa malandata come me.
Risorgo ancora, secondo piani sconosciuti ma grandiosi.
E devo ricordarmi che uno dei primi movimenti che farò sarà un inchino alla vita

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